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Favola: Pio Pan

Oggi vi racconto la favola di Pio Pan, un intraprendente e vivace pulcino a cui sono molto affezionata perché l'ho inventato quando avevo appena 8 anni.
Pio Pan, infatti, è il protagonista del mio primo "libro". L'ho scritto fra virgolette perché non è che lo abbia effettivamente pubblicato e divulgato al grande pubblico, però l'ho scritto, impaginato, arricchito con disegni che raccontavano la storia e poi, con l'aiuto della fotocopiatrice di papà, ne ho fatto un po' di copie e l'ho distribuito ad amici e parenti.
Questa non è esattamente la versione originale, ma è una rivisitazione della storia di Pio Pan riadattata per renderla più "funzionale" alla mia attuale esigenza di cercare di insegnare al mio bimbo a non allontanarsi da mamma e papà, a diffidare degli sconosciuti e a ubbidire a mamma e papà. So che le pretese di questa breve storiella sono un po' troppe, però chissà, magari qualche bimbo, prima di allontanarsi da mamma e papà, si ricorderà di Pio Pan e penserà bene di non farlo.

Ecco a voi ... Pio Pan ;)


C'era una volta, in un piccolo villaggio che sorgeva ai margini di una foresta incantata, un piccolo pulcino che si chiamava Pio Pan.
Pio Pan era un pulcino intraprendente, curioso ed era impaziente di scoprire tutto ciò che lo circondava. Voleva vedere, scoprire, esplorare ogni cosa e non gli piacevano i lunghi tempi degli adulti che gli ripetevano sempre di aspettare e di non avere fretta. Lui voleva tutto e subito.
"Non ho tempo di aspettare!" Diceva.
Pio Pan viveva con la mamma, il papà, i fratellini e le sorelline in una graziosa casetta, ed ogni giorno, dalla finestra della sua cameretta, vedeva la grande foresta e sognava di attraversarla, di annusarne i fiori profumati, di ammirare le farfalle colorate, gli uccellini cinguettanti e le scroscianti cascate.
La mamma però non voleva che Pio Pan si avventurasse da solo nella foresta:

"E' troppo pericoloso, ti perderesti"

Ma a Pio Pan non importava degli avvertimenti della mamma, anzi, più la mamma gli diceva che era troppo piccolo per farlo e più lui desiderava andare nella foresta.

"Non sono troppo piccolo - diceva - E non mi perderei affatto!" Sosteneva convinto.

Un giorno,
approfittando dell'ora della pennichella in cui tutti dormivano, sgattaiolò fuori dalla sua stanza e svelto corse verso la foresta controllando bene che nessuno lo vedesse.

"Darò solo un'occhiata, tornerò prima che si sveglino tutti, non si accorgeranno nemmeno che sono andato via"

Pensò, mentre correva più forte che poté verso il bosco incantato.
Attraversò la radura e scaltro si nascose fra le fronde che delimitavano la foresta.
Era davvero bello il bosco incantato. C'erano alberi talmente grandi che Pio Pan non riusciva nemmeno a vederne la cima, e poi c'erano farfalle di tutti i colori, fiori profumati e tutti gli uccellini cinguettanti che aveva sempre sognato.
Pio Pan era talmente felice e rapito da tutti quei colori e profumi che nemmeno guardava dove metteva i piedi. Camminò e camminò col naso all'insù finché iniziò a far buio.
Il sole era stanco e non poteva certo aspettare che Pio Pan ritrovasse la strada di casa per poter andare a dormire e così, come ogni giorno, calò il tramonto e nella foresta iniziò a far buio.
Le farfalle e gli uccellini andarono a riposare nei loro nidi, i fiorellini chiusero i loro petali e chinarono la testa in attesa che il sole, l'indomani, sorgesse di nuovo.
Non era poi così bella la foresta di notte, anzi, faceva proprio paura. Pio Pan allora cercò di guardarsi intorno per cercare la strada di casa, ma era troppo buio per trovarla.
Iniziava anche a far freddo e Pio Pan voleva la sua mamma.
Era lì tutto solo in mezzo al bosco e invece avrebbe voluto essere al calduccio fra le braccia della mamma e mangiare un bel pasto caldo, caldo preparato apposta per lui.
Era triste Pio pan, tanto triste e impaurito, così si rannicchiò e piangendo iniziò a gridare:

"Mamma, mamma sono qui! Mamma, mamma vienimi a prendere! Giuro che non scapperò più, giuro che farò il bravo e ti darò retta!"

La mamma però era troppo lontana per sentirlo. Lo udì invece un grosso serpente, e gli si avvicinò strisciando.

"Ciao bel pulcino, che ti è successo? Ti sei forse perso?"

A Pio Pan i modi in apparenza gentili del serpente parvero rassicuranti, così gli rispose:

"Sì, mi sono perso e non trovo più la mia mamma"

Gli rispose singhiozzando.

"Oh, non ti preoccupare piccolino, ti aiuterò io!"

"Davvero lo faresti?" Chiese Pio Pan felice di aver trovato il modo per tornare a casa.

"Certo! Entra nella mia bocca e intanto che schiaccerai un pisolino io ti riporterò a casa, quando ti sveglierai sarai fra le braccia della tua mamma"

Pio Pan restò perplesso dalla proposta del serpente.

"Perché dovrei entrare nella tua bocca? E se poi mi mangi?"

"Mangiarti? Io? No! - in realtà era proprio quello che il serpente voleva fare - Se entri nella mia bocca potrai riposare al calduccio, mi sembri molto infreddolito" Ribatté il serpente persuasivo.

"Beh, in effetti ho un po' freddo e sono anche molto stanco" Disse sbadigliando.

Convinto dal serpente, gli si avvicinò e lui svelto spalancò la bocca. Sentiva già l'acquolina in bocca, ma quando Pio Pan stava proprio per mettere un piedino sulla sua lingua un grosso ramo gli piombò sulla testa tanto forte da fargli vedere le stelle e da lasciarlo a terra stordito.

"Lascia stare il mio bambino!" Urlò la mamma di Pio Pan al serpente.

"Mamma mi hai trovato!" Urlò di gioia il piccolo Pio Pan saltandole in braccio.

La mamma di Pio Pan, non trovandolo nel suo lettino, aveva capito subito che il suo piccolino era andato nel bosco, non aveva perso tempo e si era precipitata a cercarlo.

"Sì, piccolo mio, questa volta ti ho trovato, ma non scappare mai più, quel serpente stava per mangiarti!"

"Oh mamma, stai tranquilla, non lo farò mai più"

E felici di essersi ritrovati, Pio Pan e la sua mamma tornarono a casa e si riunirono al papà e agli altri fratellini.
Pio Pan quel giorno imparò la lezione e non solo non scappò mai più, ma imparò anche ad ubbidire a mamma e papà, perché capì che ciò che mamma e papà dicevano era solo per il suo bene e per la sua felicità.


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